In questa terza intervista, abbiamo il piacere di presentarvi il Dottor Maurizio Natale, Assistente Sanitario presso una società di Servizi di Medicina del Lavoro. La sua scoperta della nostra professione è avvenuta in età adulta, un percorso che ha acceso in lui una vera e propria passione per tutti gli ambiti di competenza degli Assistenti Sanitari. Grazie alla sua dedizione e impegno, il Dottor Natale si è specializzato nella prevenzione in Medicina del Lavoro, un campo fondamentale per garantire la salute e il benessere dei lavoratori.
Siamo certi che la sua esperienza e le sue competenze possano essere fonte di ispirazione per tutti noi. Vi invitiamo a leggere l'intervista per scoprire di più sul suo percorso professionale e sulle sfide affrontate nella sua carriera.
1.Potresti iniziare presentandoti e descrivendo il tuo ruolo specifico all'interno del Servizio in cui lavori?
Mi chiamo Maurizio Natale, ho 58 anni. Ho conseguito la mia laurea in età adulta con la volontà di rimettermi in gioco professionalmente. Ho scelto questa facoltà perché ritenevo fondamentale il ruolo della prevenzione nella tutela della salute. Aiutare le persone e la popolazione generale a prevenire le malattie: cosa c’è di più gratificante? Già durante l’ultimo anno di università ho iniziato a lavorare presso una società di Medicina del Lavoro, che gestiva la sorveglianza sanitaria dei dipendenti di una catena di cementifici dislocati in diverse regioni italiane. Il mio ruolo consisteva nell’eseguire esami strumentali di primo livello in base alle mansioni dei lavoratori, tra cui spirometria, audiometria, elettrocardiogramma (ECG), test visivo e test per l’individuazione di sostanze stupefacenti (DRUG test). Oltre all’attività operativa, mi occupavo anche della gestione amministrativa e documentale: refertazione, utilizzo del software impiegato dai medici competenti per il caricamento dei referti, archiviazione delle cartelle sanitarie di rischio e gestione della privacy.
2.Tra i vari progetti a cui hai lavorato, qual è quello a cui sei più affezionata e per quale motivo ti sta così a cuore?
Nell’attività da me svolta non erano previsti progetti specifici a cui aderire, ma ho sempre cercato di cogliere ogni opportunità per valorizzare il mio ruolo. In particolare, c’erano momenti durante l’esecuzione degli esami che sentivo particolarmente importanti, perché mi davano la possibilità di fare educazione alla salute. Spesso, durante il confronto con i lavoratori, emergevano dubbi o curiosità su aspetti legati al benessere personale, e ho sempre cercato di offrire consigli mirati per promuovere stili di vita più sani.
3.Ci sono momenti particolari che ti hanno fatto amare ancora di più la tua professione?
Proprio questi momenti rendevano la mia professione ancora più preziosa ai miei occhi. Dare consigli semplici, come fare qualche passeggiata in più o ridurre il consumo di sigarette, in un dialogo amichevole durante o dopo gli esami, mi permetteva di instaurare un rapporto di fiducia con i lavoratori. La soddisfazione più grande arrivava quando, tornando negli stessi luoghi, scoprivo che molti avevano messo in pratica quei suggerimenti. Sapere di aver contribuito, anche solo in minima parte, al loro benessere mi dava un’enorme gratificazione e confermava il valore del mio lavoro.
4.Qual è l’aspetto del tuo lavoro che trovi più appassionante e gratificante?
L’aspetto che trovo più appassionante e gratificante del mio lavoro è la possibilità di interagire direttamente con i pazienti e con la popolazione generale, contribuendo concretamente alla prevenzione delle malattie. Sapere di poter aiutare le persone a evitare danni alla salute o il peggioramento di determinate condizioni, semplicemente promuovendo un buon regime di vita o sensibilizzando sull’importanza degli screening, è per me una grande motivazione.
Durante il mio tirocinio in ambulatorio vaccinale, ho avuto modo di sperimentare in prima persona quanto sia fondamentale il ruolo dell’operatore sanitario non solo nell’esecuzione tecnica delle vaccinazioni, ma anche nell’accompagnare le persone in questo percorso con empatia e professionalità. Ho trovato particolarmente appassionante il momento in cui mi sono trovata a rassicurare i genitori
preoccupati per le vaccinazioni dei loro figli, aiutandoli a comprendere l’importanza e la sicurezza di questo gesto di prevenzione. Ancora più gratificante è stato riuscire a vincere le paure dei più piccoli, trasformando quello che per loro poteva essere un momento di ansia in un’esperienza più serena. Attraverso il gioco, il dialogo e un approccio empatico, sono riuscita a far vivere ai bambini il vaccino con meno timore, facendoli sentire al sicuro. Vedere il loro sorriso dopo il vaccino, o sentire un genitore sollevato e grato per il supporto ricevuto, ha rafforzato in me la consapevolezza di quanto questo lavoro possa fare la differenza nella vita delle persone.
5.Infine, quali consigli daresti a chi è interessato a intraprendere questa professione? Ci sono competenze o esperienze che ritieni fondamentali per essere un buon Assistente Sanitario?
Consiglierei di coltivare sempre curiosità e desiderio di aggiornamento, elementi essenziali per offrire un servizio di qualità in un settore in continua evoluzione. L’empatia e una comunicazione efficace sono altrettanto fondamentali: saper ascoltare e trasmettere informazioni con chiarezza rende l’intervento sanitario più incisivo e umano.
L’ampiezza del nostro campo, dalle vaccinazioni alla prevenzione, dall’educazione sanitaria agli screening fino alla tutela della maternità, offre innumerevoli opportunità di crescita. Fare esperienza in più ambiti permette non solo di ampliare le competenze, ma anche di contribuire in modo sempre più consapevole ed efficace alla salute della popolazione.
