Intervista alla Dott.ssa Valentina Manetti

La CdA Assistenti Sanitari è lieta di proseguire il suo viaggio alla scoperta delle eccellenze della nostra professione. Abbiamo il piacere di presentarvi l’intervista alla Dott.ssa Valentina Manetti, Assistente Sanitaria presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) "Lazzaro Spallanzani" di Roma.

In una realtà che rappresenta un punto di riferimento nazionale e internazionale, la Dott.ssa Manetti ci racconta come la nostra professione si inserisca nella gestione delle patologie infettive, tra sorveglianza attiva, prevenzione e accoglienza.

1. Potresti iniziare presentandoti e descrivendo il tuo ruolo specifico all’interno del Servizio in cui lavori?

Mi chiamo Valentina Manetti e sono un’Assistente Sanitaria. Nel corso della mia carriera ho avuto l’opportunità di lavorare in contesti diversi, sempre con l’obiettivo di promuovere la salute e la prevenzione.

Ho iniziato la mia esperienza professionale collaborando con una ONLUS impegnata nella promozione della donazione del sangue, dove mi occupavo di attività di informazione, educazione sanitaria e sensibilizzazione della popolazione sull’importanza della donazione e dei corretti stili di vita. Successivamente, ho lavorato in una società di sanità integrativa, occupandomi della valutazione dello stato di salute dei soci attraverso attività di prevenzione, screening e orientamento ai servizi sanitari.

Attualmente lavoro presso la Direzione Sanitaria e nell’ambito del Risk Management dell’INMI Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma. In questo contesto collaboro alle attività legate alla sicurezza delle cure, alla prevenzione del rischio sanitario e alla promozione di iniziative di informazione e formazione rivolte sia ai professionisti sanitari sia alla cittadinanza.

Il ruolo dell’Assistente Sanitario, infatti, è fortemente orientato alla prevenzione, alla promozione della salute e all’educazione sanitaria, lavorando a stretto contatto con la comunità e con i diversi professionisti del sistema sanitario.

2. Tra i vari progetti a cui hai lavorato, qual è quello a cui sei più affezionata e per quale motivo ti sta così a cuore?

Senza dubbio il progetto a cui sono più legata è quello realizzato per la 'Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori', nell’ambito della Settimana della Scienza allo Spallanzani. Si tratta di un’iniziativa di divulgazione scientifica bellissima, nata con l’obiettivo di aprire le porte dell’Istituto ai cittadini e avvicinarli al mondo della ricerca attraverso laboratori e attività interattive.

Insieme alla collega Dott.ssa Anna Simonetti, abbiamo ideato e curato interamente un percorso che ha coinvolto oltre 90 bambini, con l'idea di coniugare il gioco alla prevenzione in un'esperienza formativa davvero unica. Abbiamo utilizzato la narrazione della città di 'Igienopoli' e proposto laboratori pratici sull'igiene delle mani e l'igiene orale, trasformando concetti complessi in momenti di divertimento e consapevolezza.

Questo progetto mi sta particolarmente a cuore perché ha mostrato concretamente quanto sia centrale il ruolo dell'Assistente Sanitario nella protezione della salute della comunità, a partire proprio dai più piccoli. Vedere il forte impatto positivo dell'iniziativa e poter valorizzare la nostra figura professionale in un contesto istituzionale così prestigioso è stato motivo di grande orgoglio. In fondo, credo che rappresenti l'essenza stessa della nostra professione: portare la salute fuori dagli ambulatori e renderla accessibile a tutti attraverso l'informazione, l'educazione e la partecipazione attiva.

3. Ci sono momenti particolari che ti hanno fatto amare ancora di più la tua professione?

Uno degli aspetti che mi ha fatto apprezzare sempre di più questa professione è la possibilità di contribuire alla formazione. Nel corso della mia esperienza ho avuto l’opportunità di svolgere attività sia come docente sia come tutor per studenti e professionisti in formazione.

Accompagnare gli studenti durante il loro percorso, condividere esperienze pratiche e vedere crescere l’interesse verso la prevenzione e la sanità pubblica è estremamente gratificante. In quei momenti si percepisce chiaramente quanto sia importante trasmettere non solo competenze tecniche, ma anche passione e senso di responsabilità verso la comunità.

4. Qual è l’aspetto del tuo lavoro che trovi più appassionante e gratificante?

L’aspetto più appassionante del mio lavoro è sicuramente la possibilità di “fare la differenza”. L’Assistente Sanitario lavora spesso in contesti dove la prevenzione e l’educazione alla salute possono davvero incidere sulla vita delle persone e delle comunità.

Sapere che anche una singola attività di informazione, una campagna di prevenzione o un momento di formazione possano contribuire a migliorare la consapevolezza delle persone rispetto alla propria salute è ciò che rende questo lavoro profondamente gratificante.

5. Infine, quali consigli daresti a chi è interessato a intraprendere questa professione? Ci sono competenze o esperienze che ritieni fondamentali per essere un buon Assistente Sanitario?

A chi desidera intraprendere questa professione consiglierei, prima di tutto, di coltivare curiosità, spirito di osservazione e capacità di lavorare con le persone. L’Assistente Sanitario opera in contesti molto diversi tra loro — dalla comunità ai servizi sanitari, dalle scuole ai progetti di prevenzione — e per questo è importante sviluppare competenze relazionali, comunicative e organizzative.

Credo, inoltre, che sia fondamentale avere una forte sensibilità verso i temi della prevenzione e della promozione della salute, oltre alla disponibilità a lavorare in équipe multidisciplinari.

Infine, è importante non smettere mai di formarsi: la sanità pubblica è un ambito in continua evoluzione e aggiornarsi costantemente permette di offrire interventi sempre più efficaci alla comunità.