Dalla standardizzazione dei percorsi alla formazione dei cittadini, passando per tecnologia, competenze e supporto psicologico: la tavola rotonda dell’evento “Insieme per la donazione” ha messo a confronto istituzioni, clinici e associazioni per rafforzare un sistema che vive di fiducia, organizzazione e responsabilità condivisa.

C’è una parola che attraversa tutti gli interventi: insieme. Non come formula retorica, ma come condizione concreta perché il sistema della donazione e dei trapianti possa funzionare. Dietro ogni organo trapiantato, infatti, non c’è solo un atto chirurgico, ma un percorso articolato che tiene insieme procedure rigorose, organizzazione sanitaria, competenze tecniche e fiducia dei cittadini. La tavola rotonda dell’evento “Insieme per la donazione”, svoltasi a Roma, ha restituito questa complessità, mettendo in dialogo istituzioni, professionisti sanitari e associazioni, tra punti di forza e criticità ancora aperte. L’iniziativa è stata promossa ed organizzata dalla Commissione di Albo dei Tecnici di Neurogisiopatologia in collaborazione con le CdA dei Tecnici sanitari di radiologia,laboratorio e di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiaca dell’Ordine TSRM PSTRP di Roma e Provincia.
Standardizzare per garantire equità
Dal punto di vista istituzionale, la priorità è rafforzare l’organizzazione. “Questo evento rappresenta una giornata molto importante perché ci parla di donazione, di trapianto e di organizzazione di un percorso fondamentale per arrivare ad avere più donatori e maggior numero di trapianti - ha spiegato Rodolfo Lena, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio -. La Regione deve fare la propria parte standardizzando le pratiche tecniche, organizzando un supporto medico per definire la morte cerebrale e lavorando perché tutte le Asl abbiano una stessa organizzazione”, ha aggiunto. Un lavoro che non può prescindere dal coinvolgimento della cittadinanza: “Donare vuol dire dare nuova vita e nuove speranze a tante persone. È importante che ci sia dialogo tra istituzioni, cittadini e professionisti”.
Tecnologia e organizzazione: la sfida della complessità
Il sistema dei trapianti è, per sua natura, multidisciplinare. “La rete trapiantologica è una rete multidisciplinare che si estende a livello nazionale e internazionale”, ha sottolineato Mariano Feccia, direttore del Centro Regionale Trapianti Lazio. Un sistema che si regge su competenze altamente specialistiche: “Il ruolo della parte tecnica è fondamentale nell’imaging, nella preservazione e nel trasporto degli organi, ma soprattutto nello studio immunologico, sia pre che post trapianto”.
In questo contesto, emerge con forza anche il contributo delle professioni sanitarie tecniche, spesso meno visibili ma determinanti lungo tutto il percorso della donazione. A sottolinearlo è Andrea Lenza, presidente dell’Ordine TSRM PSTRP di Roma e provincia, che richiama l’attenzione sul lavoro che inizia ben prima del trapianto vero e proprio. “Sono professioni che hanno un ruolo fondamentale già nelle fasi di espianto, a partire dall’individuazione del donatore. In questo processo entrano in gioco diverse figure che fanno parte del nostro Ordine, come i tecnici di neurofisiopatologia, i tecnici di radiologia, i tecnici di laboratorio e i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. È essenziale un lavoro sinergico affinché sia l’espianto che il trapianto avvengano nelle condizioni più sicure e idonee possibili”, ha spiegato.
La sfida è affrontare la complessità con strumenti adeguati: “Dobbiamo avere una complessità di patologia che sia affrontata con una tecnologia avanzata nella diagnostica, nel prelievo e nel trasporto”. E ancora: “Trasportare un organo e vincere il tempo di ischemia significa prevenire la disfunzione dell’organo. Oggi lavoriamo con tecnologie che ci permettono di allungare i tempi e, in futuro, di ricondizionare gli organi”. Accanto all’innovazione, resta centrale l’organizzazione: “Bisogna protocollare le procedure, agire in maniera scientifica e garantire sostenibilità e alta professionalità”.
Il nodo culturale: tra paure e disinformazione
Se il sistema sanitario evolve, la cultura della donazione incontra ancora ostacoli. “Le associazioni hanno un ruolo cruciale nel formare i cittadini a una scelta consapevole - ha ricordato Agnese Casini, presidente AIDO Lazio -. Quando parliamo con i cittadini incontriamo spesso paura, mancanza di fiducia e difficoltà culturali. Il nostro compito è fare in modo che possano scegliere in modo consapevole, perché dire sì significa ridare la vita”.
I giovani e la sfida della consapevolezza
Un ruolo strategico è quello delle nuove generazioni. “Dall’esperienza della donazione di midollo abbiamo imparato quanto sia importante rendere i giovani protagonisti - ha spiegato Giulio Corradi, presidente della Fondazione ADMO Lazio -. Abbiamo visto che i giovani non sono indifferenti: vogliono sentirsi utili. È fondamentale combattere le paure con l’informazione e sviluppare un passaparola positivo”. E ha aggiunto: “La donazione non deve essere vista come qualcosa di lontano o triste, ma come una scelta consapevole e forte che si può fare da giovani per essere parte attiva della comunità”.
Il valore del supporto psicologico
Tra i momenti più delicati c’è quello della decisione dei familiari. “L’ansia entra in gioco quando non riusciamo a prevedere il futuro - ha spiegato Paola Medde, presidente dell’Ordine degli Psicologi di Roma -. In questi casi è fondamentale fornire informazioni corrette, non solo procedurali ma anche capaci di tenere conto delle paure dei familiari”. E ha sottolineato: “L’intervento psicologico deve essere individualizzato, etico e rispettoso delle volontà di tutte le parti coinvolte”.
La forza delle testimonianze
A costruire fiducia contribuisce anche il racconto diretto dei pazienti. “La testimonianza è uno degli strumenti più importanti per rafforzare la fiducia nel processo della donazione e del trapianto - ha affermato Massimo Russo, presidente ACTI Roma -. Il paziente trapiantato, raccontando la propria esperienza, crea empatia. E l’empatia è essenziale per una scelta consapevole e solidale”. Un racconto che rende visibile il percorso: “Attraverso la storia del paziente si concretizza il risultato finale e si dà valore alla donazione”.
Competenze tecniche e fiducia dei cittadini
Un altro tema centrale è la conoscenza delle procedure. “Il tecnico di neurofisiopatologia svolge un ruolo fondamentale nell’accertamento della morte encefalica”, ha spiegato Lidia Broglia, presidente della Commissione nazionale TNFP. Ma la conoscenza non deve restare tra addetti ai lavori: “È molto importante che queste procedure non siano limitate ai professionisti, ma siano rivolte anche ai cittadini”. E ha aggiunto: “Non può essere un banale sì o no su un modulo. Serve una maggiore consapevolezza, supportata da competenze specifiche e anche dall’esperienza delle associazioni e dei trapiantati”.
Dalla teoria alla pratica: una responsabilità condivisa
Dalla tavola rotonda emerge un sistema ricco di competenze e innovazione, ma che deve rafforzare l’organizzazione e investire sulla cultura della donazione. “Il sistema della donazione è davvero un lavoro corale”, è il messaggio condiviso. Un lavoro che coinvolge istituzioni, professionisti sanitari, associazioni e cittadini, tutti chiamati a contribuire alla costruzione di un percorso più solido, trasparente e accessibile.
Una scelta che riguarda tutti
La donazione resta una scelta personale, ma con un impatto collettivo. Perché possa crescere, è necessario che i cittadini conoscano, comprendano e si fidino del sistema. Ed è proprio da questa alleanza – tra competenze, tecnologia e umanità – che può nascere una cultura della donazione sempre più forte e condivisa, capace di trasformare una decisione in una nuova possibilità di vita.