La nuova legge regionale sui disturbi specifici dell’apprendimento al centro del confronto tra istituzioni, professionisti sanitari e scuola. Andrea Lenza, presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia: “Non parliamo solo di scuola, ma di diritti, salute e inclusione sociale”

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia non riguardano soltanto il rendimento scolastico, ma incidono sulla crescita, sull’autostima e sulla qualità della vita di bambini e ragazzi. È da questa consapevolezza che il Lazio prova a costruire un nuovo modello di presa in carico dei disturbi specifici dell’apprendimento, mettendo attorno allo stesso tavolo scuola, professionisti sanitari, istituzioni e famiglie. La nuova legge regionale sui DSA e le sue prospettive applicative sono state al centro del convegno “Disturbi specifici dell’apprendimento: una legge della Regione Lazio”, promosso al Consiglio regionale del Lazio, occasione di confronto sulle misure previste dalla normativa e sulle sfide ancora aperte nel campo dell’inclusione scolastica e sociale. “La legge 4/2026 rappresenta un passaggio fondamentale perché riconosce in modo chiaro che i DSA – dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia – possono compromettere il pieno sviluppo della persona se non vengono individuati e gestiti tempestivamente”, ha dichiarato Andrea Lenza, presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia, accompagnato dai rappresentanti delle Commssioni d’albo dell’area della riabilitazione. “Intervenire oggi sul tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento significa parlare non solo di scuola, ma di diritti, salute e inclusione sociale”.
Il confronto tra istituzioni, scuola e professioni sanitarie
Al convegno hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni regionali, del mondo scolastico, delle professioni sanitarie e delle associazioni impegnate nell’ambito dei disturbi specifici dell’apprendimento. Tra gli interventi quelli di Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, Rodolfo Lena, vicepresidente della Commissione Sanità e Politiche sociali, Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, Claudia Pratelli, assessore alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, Giulietta Modesti, presidente Aid sezione Rieti, e Paola Medde, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio. Presenti anche professionisti dell’area sanitaria e riabilitativa come Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1, Marta Lazzari del servizio tutela salute mentale riabilitazione età evolutiva della Asl Roma 1, Fabio Valente vice segretario provinciale Fimmg Roma, Teresa Rongai, pediatra e presidente della segreteria regionale Fimp Lazio, oltre ad Andrea Lenza, presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia.
Il ruolo delle professioni sanitarie
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come la nuova normativa punti a rafforzare diagnosi precoce, percorsi riabilitativi personalizzati e inclusione scolastica e sociale, attraverso una collaborazione stabile tra servizi sanitari, scuola e territorio. “La legge introduce un cambio di prospettiva significativo: supera la frammentazione degli interventi e riconosce la necessità di una presa in carico integrata, in cui sanità, scuola e territorio operano in modo coordinato”, ha sottolineato Lenza. “È una direzione che condividiamo e sosteniamo. Ma dobbiamo essere consapevoli che un modello integrato esiste davvero solo se tutti gli attori sono messi nelle condizioni di operare”. Secondo il presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia, le professioni sanitarie devono essere considerate parte attiva nella costruzione delle politiche dedicate ai DSA. “Le professioni sanitarie non possono essere considerate semplicemente erogatrici di prestazioni. Sono – e devono essere riconosciute come – soggetti attivi nella costruzione delle politiche sui DSA”, ha spiegato. “Parliamo di competenze che riguardano la diagnosi precoce e appropriata, la definizione dei profili di funzionamento, la progettazione degli interventi riabilitativi e il supporto concreto alle famiglie e alla scuola”.
Gli strumenti previsti dalla legge
Tra le misure previste figurano la formazione di docenti e operatori sanitari, l’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, il sostegno alle famiglie e la creazione di percorsi integrati di presa in carico. La legge, inoltre, punta a rafforzare la prevenzione e l’individuazione precoce dei disturbi. “Intervenire prima significa ridurre l’impatto dei disturbi e i costi sociali nel lungo periodo”, ha ricordato Lenza. “La legge del Lazio fa un passo ulteriore perché istituzionalizza maggiormente il tema degli screening e dei protocolli predittivi, inserisce esplicitamente le professioni sanitarie nel sistema regionale e collega screening, diagnosi e presa in carico in una logica di sanità pubblica”.
Il Comitato tecnico scientifico regionale sui DSA
Un ruolo chiave sarà affidato anche al Comitato tecnico scientifico regionale sui DSA, del quale faranno parte diversi professionisti sanitari iscritti agli Ordini della regione Lazio esperti nell’ambito dei disturbi specifici dell’apprendimento. Tra questi logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, educatori professionali, ortottisti e assistenti di oftalmologia, tecnici della riabilitazione psichiatrica e terapisti occupazionali. “Riteniamo che un nostro coinvolgimento stabile e strutturato possa giovare al sistema salute”, ha evidenziato Lenza. “Per questo abbiamo apprezzato l’inserimento all’interno del Comitato tecnico scientifico regionale sui DSA di tutte le figure professionali che intervengono nei vari momenti della vita della persona con DSA. E ci auguriamo che si dia seguito prontamente alla sua realizzazione”.
Le criticità ancora aperte
Accanto agli aspetti positivi, durante il confronto sono emerse anche le criticità ancora presenti nel sistema. Tra queste, la necessità di ridurre i tempi di accesso alla diagnosi, il rafforzamento degli organici nei servizi territoriali, una maggiore integrazione operativa con il mondo scolastico e il pieno riconoscimento del ruolo delle professioni sanitarie anche nei percorsi di prevenzione. “Non è possibile parlare di diagnosi tempestiva se i tempi di accesso restano incompatibili con i bisogni delle famiglie”, ha osservato Lenza. “Non basta certificare: servono percorsi riabilitativi appropriati e personalizzati. Qui il contributo delle professioni sanitarie è decisivo, perché sono queste figure a costruire interventi basati sulle evidenze scientifiche e adattati al profilo di funzionamento della persona”.
Una responsabilità condivisa
Secondo il presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia, la nuova legge affida una responsabilità condivisa a tutte le componenti coinvolte. “Alle istituzioni spetta il compito di garantire risorse e governance, alla scuola quello di accogliere e adattare, alle professioni sanitarie quello di portare competenza, rigore scientifico e capacità di presa in carico”, ha concluso Lenza. “Se questa legge resterà solo un buon impianto normativo, avremo perso un’occasione. Se invece sarà accompagnata da scelte coerenti, potrà diventare uno strumento concreto di equità. Perché garantire risposte adeguate ai DSA significa garantire pari opportunità”.