{"id":533,"date":"2021-07-27T10:41:36","date_gmt":"2021-07-27T08:41:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/?p=533"},"modified":"2022-03-05T17:04:16","modified_gmt":"2022-03-05T16:04:16","slug":"27-luglio-1998-2021-gli-occhi-per-guardare-costruire-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/2021\/07\/27\/27-luglio-1998-2021-gli-occhi-per-guardare-costruire-cambiare\/","title":{"rendered":"27 luglio 1998-2021: gli occhi per guardare, costruire, cambiare"},"content":{"rendered":"<h2><strong>27 luglio 1998-2021: gli occhi per guardare, costruire, cambiare<\/strong><\/h2>\n<p><strong><em>Per celebrare l\u2019anniversario di nascita del nostro Profilo Professionale, la lettera aperta\u00a0 del Vicepresidente-Editor della CdA dei Tecnici di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare (TFCPC) di Roma e provincia, Andrea Grottola.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La costruzione della propria vita professionale, della propria carriera, \u00e8 un insieme di minuti, ore, giorni, mesi che diventano anni: di studio e di lavoro, di fatica e di passione, di soddisfazioni e di frustrazioni, di vittorie e di sconfitte, di competizione e di collaborazione, di amicizie trovate e di amicizie perse. Cos\u00ec come, del resto, nella vita non professionale. Una bellissima canzone di Niccol\u00f2 Fabi, nel ritornello, recita <em>\u201c\u2026<\/em><em>tra la partenza e il traguardo, in mezzo c'\u00e8 tutto il resto, e tutto il resto \u00e8, giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno, \u00e8 silenziosamente costruire\u2026\u201d<\/em>. Si intitola, appunto, Costruire. Adesso, pensate di osservare un muretto di pietra, di quelli che costeggiano le strade di campagna. <img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-530 alignright\" src=\"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_1-235x300.png\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_1-235x300.png 235w, https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_1.png 337w\" sizes=\"(max-width: 391px) 100vw, 391px\" \/>Guardandolo, difficilmente scorgerete e avrete la percezione di ogni singolo sasso che lo compone, anche se quel muro \u00e8 fatto proprio da ogni singolo masso, che fa la sua parte. Eppure, sono convinto, che ci sar\u00e0 un dettaglio, un particolare che noterete e di cui vi ricorderete. Forse per sempre. Forse no. Magari una pietra irregolare, con una forma particolare o di un colore un po\u2019 diverso, una crepa, un ciuffetto d\u2019erba o un fiore che insolente si fa spazio tra le fughe. Insomma, un qualcosa che render\u00e0, ai vostri occhi, un muro, proprio quel muro. \u00a0Allo stesso modo, ricordo benissimo l\u2019istante in cui decisi che, senza dubbio, avrei voluto fare il TFCPC e che avrei voluto lavorare in una sala operatoria di cardiochirurgia. Ero studente, sul finire del primo anno di corso, per cui ancora acerbo: avevo iniziato il tirocinio di sala nel secondo semestre, da poco meno di sei mesi, e non sapevo ancora muovermi bene; poche erano le cose che sapevo e che potevo fare. L\u2019intervento era finito, l\u2019atmosfera rilassata. Bisognava solo \u201csbarellare\u201d il paziente. Il circuito usato per la circolazione extracorporea nel secchione nero, la macchina cuore-polmoni portata dal sottoscritto fuori sala, dove mi attendevano il <em>tutor<\/em> ed un\u2019altra tirocinante. Mi era stato detto di \u201cbuttare\u201d sempre un occhio al <em>monitor<\/em> con i parametri del paziente, finch\u00e9 restava in sala. Ed io cos\u00ec facevo. Fu cos\u00ec che, nell\u2019attimo in cui il paziente veniva traslato dal letto operatorio sulla barella, vidi la linea verde e regolare dell\u2019ECG tramutarsi d\u2019un colpo in una serie di onde irregolari e senza senso: fibrillazione ventricolare, arresto cardiaco. Per un attimo si ferm\u00f2 anche il mio di cuore, poi riprese a battere all\u2019impazzata. Diedi subito l\u2019allarme ed assistetti per la prima volta allo spettacolo: la magia della sala operatoria. Nel turbine mozzafiato dell\u2019emergenza assoluta, solo apparentemente caotico, tutti sapevano perfettamente cosa fare. E lo facevano. Come le singole note di una partitura che insieme danno vita ad una sinfonia. Non tutte le esibizioni per\u00f2 terminano con gli applausi. Quella volta s\u00ec, and\u00f2 bene.<\/p>\n<p>La causa rest\u00f2 un mistero, ma il paziente si salv\u00f2 senza alcun postumo. Ed io capii che volevo fare questo lavoro. Almeno per un bel po\u2019 (mi piace restare sempre possibilista rispetto al cambiamento).<\/p>\n<p>Ed a proposito di cambiamenti, questo mestiere mi ha offerto davvero tanti spunti in questi ultimi tre anni.<\/p>\n<p>La nascita del nostro Albo, del nostro Ordine. La trepidazione della mia prima campagna elettorale, le prime elezioni a cui ho partecipato da parte attiva. Il confronto poi con altre 18 professioni sanitarie, la maggior parte delle quali a me sconosciute prima (sono sincero), alcune molto distanti, per peculiarit\u00e0 e problematiche, dalla nostra: la difficolt\u00e0 e la bellezza di conoscersi e di imparare a comunicare. Di trovare un <em>modus operandi<\/em> in grado di tramutare i pensieri e le intenzioni in cose concrete. L\u2019impegno, a volte gravoso. La scoperta, non astratta, di cosa \u00e8 e di cosa potrebbe essere la politica e la burocrazia (professionale, si intende). Non bastano una, dieci, cento leggi per fare una Istituzione. Ci vogliono le Persone (la P \u00e8 maiuscola non a caso) e il tempo della costruzione, la pazienza: Roma non \u00e8 stata fatta in un giorno. Ci vuole la politica intesa non come supremazia di una maggioranza meramente numerica. In una comunit\u00e0 multiprofessionale (19 professioni, 1 solo Ordine) i numeri non possono e non devono contare cos\u00ec tanto, se non per motivi di carattere pratico-organizzativo: \u00e8 chiaro che \u201cgestire\u201d diecimila iscritti non \u00e8 come gestirne duecento. Ma \u00e8 altrettanto chiaro che ciascuna professione risponde a diversi bisogni di salute del cittadino ed \u00e8 per questo insostituibile. Inoltre, la quantit\u00e0 dei bisogni da soddisfare (che determina poi in soldoni il numero dei professionisti \u201csul mercato\u201d) non \u00e8 certo detto che sia assimilabile alla qualit\u00e0 degli stessi. Noi saremmo pure poco pi\u00f9 di 1400 iscritti a livello nazionale (circa 200 su Roma e provincia), ma la nostra presenza e la nostra azione, soprattutto in alcuni ambiti, pu\u00f2 davvero fare la differenza in modo diretto tra la vita e la morte. E siccome a grandi onori corrispondono (quasi sempre) grandi oneri, da ci\u00f2 deriva un profilo di responsabilit\u00e0 davvero molto alto che non pu\u00f2 non essere preso in considerazione ed avere il suo giusto peso. A mio parere, la legge che ci ha dato i natali (la c.d. Lorenzin) e che tra l\u2019altro non \u00e8 stata ancora attuata nella sua totalit\u00e0, non ci d\u00e0 una grossissima mano in tal senso. Tuttavia, siamo un\u2019Istituzione giovane con tante energie giovani e fresche, per cui si pu\u00f2 ancora costruire e cambiare. Come farlo? Tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 un oceano intero ancora da esplorare e da navigare. Magari cerchiamo di restare fedeli a quello che \u00e8 lo scopo primario per cui siamo nati: tutelare il cittadino quando \u00e8 pi\u00f9 fragile, quando sta male, quando ha bisogno. Anche perch\u00e9 oggi sono un operatore sanitario, domani potrei essere io il paziente, potrei essere io ad avere bisogno (eviter\u00f2 di descrivere il gesto apotropaico che sto compiendo mentre scrivo queste cose).<\/p>\n<p>Magari cerchiamo di intendere la politica in modo un po\u2019 diverso.<\/p>\n<p>Per me la politica \u00e8 sostanzialmente questo, in tutti i campi. Partire innanzitutto dall\u2019accettazione del dato di fatto, che viviamo in un sistema con risorse limitate (che tendono ad esaurirsi) e con bisogni invece sempre crescenti, perch\u00e9 pi\u00f9 diventiamo complessi pi\u00f9 ci scopriamo fragili e bisognosi. Allora, converr\u00e0 individuare i bisogni prioritari, a prescindere dai numeri, fissarli come obbiettivi, condividerli, destinare le risorse e trovare gli accordi necessari per perseguirli. In sintesi, trovare un <em>modus operandi<\/em> che sia coerente e funzionale agli scopi prefissati ed una progettualit\u00e0 agevole. Riscoprire l\u2019orgoglio e l\u2019onore di servire la comunit\u00e0 senza mai essere servi. A livello individuale invece, forse dovremmo tutti cercare di discriminare i bisogni reali, quelli che ci fanno stare bene dopo che li abbiamo soddisfatti, che ci lasciano \u201ccarichi\u201d, da quelli astratti (o peggio indotti) di cui potremmo beatamente fare a meno e che non fanno altro che svuotarci.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, gli ultimi due anni ci hanno fatto riscoprire quanto mai fragili e spauriti. La bomba coronavirus, con la sua disarmante imparzialit\u00e0, ha fatto il suo prepotente debutto in societ\u00e0 e non vuole proprio smettere di innescare le sue reazioni a catena. Ognuno di noi avr\u00e0 affrontato e star\u00e0 ancora affrontando la questione a modo suo. Ognuno di noi avr\u00e0 avuto paura e avr\u00e0 trovato, spero, il coraggio e le risorse interiori per andare avanti. Ognuno di noi avr\u00e0 le sue storie, professionali e non, da raccontare o da dimenticare. Ognuno di noi avr\u00e0 sopportato le sue personali barricate. Sono davvero tante le riflessioni e le emozioni che mi piacerebbe mettere nero su bianco e condividere. Non voglio soffermarmi sull\u2019ego spesso smisurato e squisitamente narcisista delle nostre \u201cguide\u201d televisive, politiche e scientifiche, quando cieche, quando proprio decisamente in mala fede, e sulle loro lingue roboanti, balbettanti e confusive. Non voglio pensare al bisogno infantile di eroi a buon mercato (che eroi non sono) per poi distruggerli e dimenticarli un momento dopo, appena la tempesta si fa pi\u00f9 clemente e concede attimi di tregua. Non voglio ricordare tutti quegli atteggiamenti negazionisti o fideistici, specchio l\u2019uno dell\u2019altro, entrambi figli della paura che deriva da una scarsa coscienza e consapevolezza di s\u00e9 e del mondo reale che ci circonda. La caccia alle streghe, il menefreghismo. Il tutto condito dall\u2019arroganza di credere che ormai tutto debba essere gratis, dovuto, scontato, facile e veloce, anche la conoscenza, una tra le conquiste pi\u00f9 preziose e faticose a cui l\u2019uomo possa ambire. Non voglio pensare alla solitudine dei pi\u00f9 deboli e di chi non ce l\u2019ha fatta.<\/p>\n<p>Voglio invece raccontare dell\u2019opportunit\u00e0 che \u00e8 stata offerta a me ed ai miei colleghi. Ed a tantissimi come noi. Vi starete chiedendo, ma quale? Quella di sudare in delle tutine bianche? Quella di rischiare il contagio (o semplicemente di averne paura)? Quella di guadagnarci una misera \u201cpremialit\u00e0 COVID\u201d? Quella di non poter andare in ferie? Ma certo che no. Io intendo quella che vale davvero, quella che vale oro. L\u2019opportunit\u00e0 di stare dentro, di stare al centro e di poter guardare coi propri occhi quello che stava succedendo, di toccarlo con mano, senza le nuvolose mediazioni dei <em>mass media<\/em>. L\u2019opportunit\u00e0 di dover fare squadra a tutti i costi per fronteggiare una minaccia violenta e inaspettata. L\u2019opportunit\u00e0 di sentirsi utili.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-531 alignleft\" src=\"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_2-300x233.png\" alt=\"\" width=\"501\" height=\"389\" srcset=\"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_2-300x233.png 300w, https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_2-400x310.png 400w, https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_2-387x300.png 387w, https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-content\/uploads\/sites\/15\/2021\/07\/27_2.png 405w\" sizes=\"(max-width: 501px) 100vw, 501px\" \/>Siamo stati trasformati da un giorno all\u2019altro in HUB COVID; l\u2019attivit\u00e0 cardiochirurgica sospesa, per far spazio a quanti pi\u00f9 posti letto covid possibili, e riservata esclusivamente alle urgenze interne. Il nostro lavoro che diventa essenzialmente la gestione (in <em>team<\/em> con anestesisti-rianimatori ed infermieri) degli ECMO<strong>*<\/strong> nelle terapie intensive COVID (pi\u00f9 d\u2019una nelle fasi cruciali della pandemia). Ne abbiamo gestiti circa cinquanta e nel momento in cui scrivo ne abbiamo ancora uno in corso. Abituato a conoscere il paziente sedato e intubato su un tavolo operatorio (a scambiarci due chiacchiere al massimo prima dell\u2019intervento), standoci cos\u00ec tanto a contatto in un letto di terapia intensiva, ho potuto scoprirlo persona, come mai prima. Partecipare alle sue battaglie, percepire i suoi dolori, i suoi bisogni, le sue emozioni, gioire per le vittorie, disperare per le sconfitte.<\/p>\n<p>Mentre eravamo mascherati di bianco per ingannare un nemico invisibile, i suoni ovattati, le espressioni facciali interdette dalle mascherine, mi sono soffermato sugli occhi, per comunicare. E ce ne sono di bellissimi.<\/p>\n<p>Voglio ricordare gli occhi fiduciosi di D., un uomo brizzolato poco pi\u00f9 che cinquantino, che durante la prima ondata si \u00e8 fatto circa due mesi di terapia intensiva prima di venirne fuori. Non ha avuto bisogno dell\u2019ECMO ma il suo letto era proprio a fianco ad una paziente pi\u00f9 sfortunata di lui. Mi domandava sempre quando lo avrebbero dimesso. Attendeva con trepidazione il suo tampone negativo. Non ce la faceva pi\u00f9, giustamente. Eppure, non si vedeva; la dolcezza, la grazia e la pazienza della sua voce e del suo sguardo, possono davvero bastare a restituirti il senso profondo delle cose. Lui era contento, era grato perch\u00e9 non aveva contagiato sua moglie e i suoi due figli. Adesso poteva comunicarci attraverso un <em>tablet<\/em> o uno <em>smartphone<\/em>, presto il suo traguardo pi\u00f9 desiderato, sarebbe stato raggiunto: li avrebbe potuti riabbracciare. Nonostante tutto, D. era grato ed io sono grato a lui per avermi provato inconsapevolmente a spiegare la grazia. Ho appreso ci\u00f2 che potevo.<\/p>\n<p>Voglio ricordare gli occhi che si aprono alla vita e il flebile pianto, del piccolissimo M. nato di appena un chilo e trecento grammi, alla trentesima settimana di gravidanza, in una rocambolesca notte di qualche mese fa, da una giovane donna di 39 anni in ECMO per le sue condizioni gravissime. Ce l\u2019hanno fatta, sono salvi, sopportando condizioni che non sarebbero compatibili con la vita. Grazie ad entrambi per avermi provato inconsapevolmente a spiegare la natura, la nobilt\u00e0 e la forza prorompente della lotta per la sopravvivenza che a volte travalica inspiegabilmente i limiti del nostro fragile stare al mondo. Ancora una volta, ho appreso ci\u00f2 che potevo.<\/p>\n<p>Personalmente non ho mai avuto davvero paura, e badate che non mi vergognerei affatto a dire il contrario perch\u00e9 non ci sarebbe proprio nulla di cui vergognarsi. La mia mente dannatamente razionale mi ha sempre ricordato che rispettando i comportamenti e le procedure adeguate, il rischio di contagiarsi era prossimo allo zero (il rischio zero non esiste mai, \u00e8 una menzogna). E tanto mi bastava. Ho invece sperimentato, come tutti, il terribile senso di impotenza e la frustrazione che ne scaturisce. Che bel colpo al delirio di onnipotenza (o alla <em>hybris<\/em> dell\u2019antica Grecia), non pi\u00f9 appannaggio solo dell\u2019uomo e della societ\u00e0 occidentale (quanto sono veloci a diffondersi i virus), non credete? Abbiamo scoperto in pochissimo tempo come l\u2019<em>\u201cevidence-based medicine\u201d<\/em> senza evidenze disponibili \u00e8 una pistola scarica; come tante cose che davamo per scontate, ad esempio farci semplicemente una passeggiata o prenderci un aperitivo, non sono poi cos\u00ec scontate. Che di fronte all\u2019ignoto che ci sovrasta non siamo poi cos\u00ec diversi dall\u2019uomo di qualche centinaio d\u2019anni fa, solo con pi\u00f9 strumenti e pi\u00f9 esperienza. L\u2019atteggiamento invece resta pi\u00f9 o meno il medesimo, purtroppo.<\/p>\n<p>Se proprio devo pensare al mio personale \u201cinferno\u201d, da uomo fondamentalmente pigro, ricorder\u00f2 questo lungo periodo, che speriamo tutti volga al termine al pi\u00f9 presto, con due parole: sudore e traslochi. Il sudore del buffo travestimento alla <em>ghostbuster<\/em>; gli innumerevoli traslochi in ospedale (di cui ho perso il conto) per lasciare spazio alle ondate intermittenti della marea covid. Santa pigrizia!<\/p>\n<p>Se l\u2019impegno e la fatica profusi non sono stati lontanamente paragonabili ai risultati sperati; se la guerra \u00e8 stata impari di fonte ad un nemico bastardo; se i condottieri e l\u2019esercito di soldati non sono sempre stati all\u2019altezza delle battaglie da combattere (soprattutto i condottieri); c\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente bello che non pu\u00f2 non rimanere. Anche quando tutto va male, la notte \u00e8 senza luna e le stelle truccate, l\u2019alba ancora lontana\u2026consegnare alla morte quelle poche gocce di splendore, di umanit\u00e0, di verit\u00e0 che riusciamo, ci fa rimanere Uomini (ancora una volta, l\u2019iniziale \u00e8 maiuscola non a caso), sempre e comunque, a dispetto del <em>caos<\/em> intorno a noi.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe ripartire da qui.<\/p>\n<p><em>\u201cLinea venosa chiusa\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cOff pump\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Grottola<\/p>\n<p><em>A.O.U. Policlinico Umberto I di Roma<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>*<\/strong> ECMO: <em>ExtraCorporeal Membrane Oxygenation<\/em>, supporto extracorporeo vitale per le insufficienze respiratorie gravi per le quali non \u00e8 sufficiente la ventilazione meccanica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>27 luglio 1998-2021: gli occhi per guardare, costruire, cambiare Per celebrare l\u2019anniversario di nascita del nostro Profilo Professionale, la lettera aperta\u00a0 del Vicepresidente-Editor della CdA dei Tecnici di Fisiopatologia Cardiocircolatoria &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-533","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","no-thumb"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/533","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=533"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/533\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":617,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/533\/revisions\/617"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=533"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=533"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tsrmpstrproma.it\/tfcpc\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=533"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}