La CdA Assistenti Sanitari è lieta di proseguire il suo viaggio alla scoperta delle eccellenze e delle tante sfaccettature della nostra professione.
Abbiamo il piacere di presentarvi l’intervista al Dott. Marco Gallo, Assistente Sanitario presso l’ASL Roma 1, attivo all'interno del Centro Vaccinale del Distretto 15 (Casa della Salute Labaro-Prima Porta). Recentemente eletto Presidente dell' AsNAS Lazio per il triennio 2026-2029, il Dott. Gallo rappresenta appieno lo spirito dinamico, la dedizione e la voglia di mettersi in gioco delle nuove generazioni di professionisti.
Dalla prima linea nei giorni più bui della pandemia a Trieste, fino all'impegno quotidiano nel counseling vaccinale, Marco ci offre una preziosa testimonianza sull'importanza del lavoro di squadra, sulla necessità di un'omogeneità formativa e sul valore inestimabile dell'empatia nella Sanità Pubblica. 
1. Potresti iniziare presentandoti e descrivendo il tuo ruolo specifico all'interno del Servizio in cui lavori?
Buongiorno a tutti, sono Marco Gallo, Assistente Sanitario dal 2019. Il mio percorso è iniziato con il conseguimento della Laurea Triennale conseguita nell'Aprile 2019 presso l'Università degli Studi di Palermo, ed è stato successivamente approfondito con la Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie della Prevenzione, completata nel Novembre 2023 presso l'Università degli Studi di Firenze. Attualmente sono dipendente a tempo indeterminato presso l'ASL Roma 1, all'interno del Centro Vaccinale del Distretto 15, presso la Casa della Salute Labaro-Prima Porta. Nel mio quotidiano mi occupo della gestione dell'intera seduta vaccinale, offrendo un servizio rivolto a tutte le fasce d'età, dall'infanzia all'età adulta, con un'attenzione particolare alle categorie a rischio e ai soggetti fragili; un ruolo che considero davvero il pilastro portante della prevenzione primaria sul territorio.
2.Tra i vari progetti a cui hai lavorato, qual è quello a cui sei più affezionata e per quale motivo ti sta così a cuore?
Considerando i pochi anni di servizio che ho maturato, non ho ancora avuto l'occasione di partecipare a molti progetti strutturati. Tuttavia, se c'è un'esperienza a cui sono profondamente legato e che considero il mio "progetto" più importante, è sicuramente la mia prima vera esperienza lavorativa post-laurea. Era il 31 marzo 2020, in piena emergenza pandemica. Nonostante le notizie drammatiche e i primi decessi tra i professionisti sanitari, ho deciso di non fermarmi e sono partito da solo, a 1600 km da casa, per prendere servizio al Dipartimento di Prevenzione di Trieste. Conservo un ricordo indelebile di quel viaggio: eravamo appena in 12 su un intero aereo. Al momento dei rigorosi controlli e della consegna delle autocertificazioni, le forze di polizia, capendo il motivo del mio spostamento, mi hanno espresso tanta ammirazione facendomi un sincero in bocca al lupo. È stata una scelta dettata dal forte desiderio di rendermi utile in un momento storico così critico, e il "grazie" ricevuto dalla comunità in quei mesi difficili è stato per me il progetto più bello. È un'esperienza che ha forgiato in modo indelebile la mia identità professionale e umana.
3. Ci sono momenti particolari che ti hanno fatto amare ancora di più la tua professione?
Sicuramente aver avuto l'opportunità di conoscere e vivere la figura dell'Assistente Sanitario in diverse realtà geografiche e organizzative. Ho iniziato al Nord a Trieste, ho poi lavorato al Sud all'ASP di Siracusa e ora mi trovo al Centro, a Roma. Questa mobilità in tutta Italia mi ha permesso di osservare la nostra professione da molteplici prospettive, facendomi capire come cambino le dinamiche territoriali ma quanto resti universale il bisogno dei cittadini in ambito preventivo qualsiasi sia l'età dell'utente. Al tempo stesso, però, questa esperienza sul campo ha sollevato ai miei occhi una forte criticità. Vi è infatti una grossa differenza sia nel mondo del lavoro che in quello della formazione universitaria; una situazione che io definisco un vero e proprio "disordine didattico". Se si analizzano i piani di studio di diversi atenei, sia per i corsi di studio triennali che magistrali, si trovano percorsi completamente differenti: materie fondamentali che in alcuni atenei non vengono trattate e moduli specifici che sarebbero utilissimi su tutto il territorio nazionale ma che rimangono confinati a singole realtà. Purtroppo sappiamo bene che spesso le università ed il mondo del lavoro non comunichino tra di loro, e questa disomogeneità formativa riflette inevitabilmente sulla percezione e sull'impiego della nostra figura professionale nelle diverse regioni.
4.Qual è l’aspetto del tuo lavoro che trovi più appassionante e gratificante?
L'aspetto che trovo più gratificante è l'operatività diretta, in particolare nel campo vaccinale. Sia durante l'esperienza a Siracusa che ora a Roma, ho toccato con mano come il Centro Vaccinale sia il vero luogo in cui le evidenze scientifiche incontrano la fiducia delle persone. Essere il professionista che contribuisce attivamente alla sicurezza della comunità attraverso l'immunizzazione, riuscendo a chiarire i dubbi e a rassicurare l'utenza con un buon counseling, è la parte più bella e stimolante del mio quotidiano. A questo si aggiunge un altro elemento per me fondamentale, che ho imparato ad apprezzare fin dai tempi del tirocinio universitario: l'importanza del lavoro di squadra. Anche se l'atto preventivo e il colloquio possono sembrare momenti puramente individuali tra il professionista e il cittadino, alla base c'è sempre un continuo e indispensabile confronto con i colleghi. Lo scambio di idee in équipe per aggiornarsi sulle nuove delibere, lo studio dettagliato degli RCP dei vaccini o il coordinamento su come gestire al meglio una seduta, magari con soggetti con capacità cognitive ridotte, sono tutti aspetti che rendono questo lavoro estremamente dinamico, arricchente e mai solitario.
5.Infine, quali consigli daresti a chi è interessato a intraprendere questa professione? Ci sono competenze o esperienze che ritieni fondamentali per essere un buon Assistente Sanitario?
Il consiglio principale che mi sento di dare è quello di essere dinamici e di non avere paura di mettersi in gioco, anche uscendo dalla propria comfort zone o allontanandosi da casa. Conoscere come funziona la sanità in diverse parti d'Italia ti apre la mente e ti fornisce strumenti pratici che nessun libro può offrirti. Questo deve affiancarsi a una solida base tecnico-scientifica, che ho cercato di costruire anche attraverso i miei lavori di tesi. Con la triennale ho approfondito come la nutrizione e gli stili di vita possano influire profondamente sulla salute già a partire dall'adolescenza, mentre con la magistrale ho affrontato il tema della tubercolosi, una malattia che spesso la popolazione considera un problema del passato, ma che noi addetti ai lavori sappiamo benissimo essere a tutt'oggi una sfida apertissima e presente per la Sanità Pubblica. Vorrei anche dare un consiglio sul percorso di studi. A chi pensa di fermarsi alla laurea triennale dico: se avete voglia di proseguire, non esitate due volte a continuare. Approfondire la ricerca, capire davvero come funziona una banca dati, imparare a padroneggiare strumenti come PubMed e arrivare magari alla soddisfazione di pubblicare i propri lavori, sono traguardi bellissimi. Sono tutti tanti piccoli passi in avanti che fai nel tuo percorso e che, molto spesso, il giorno prima non sapevi nemmeno di saper compiere. Infine, sul piano personale e relazionale, ritengo fondamentali lo spirito di adattamento, l'empatia e una profonda capacità di ascolto. Un buon Assistente Sanitario deve saper comunicare la prevenzione unendo sempre il rigore scientifico a una grande umanità.