La CdA Assistenti Sanitari prosegue il suo viaggio alla scoperta dei volti e delle esperienze che valorizzano e raccontano la nostra professione sul territorio.
Dopo l’incontro con il Dott. Marco Gallo, abbiamo oggi il piacere di presentarvi l’intervista alla Dott.ssa Francesca Tiziana Russo, Assistente Sanitaria presso l’ASL Roma 1 (Distretto XIII), attiva nell'ambito della medicina di prossimità e della promozione della salute. Dalla gestione dell'emergenza scolastica durante il Covid-19 a Roma fino all'esperienza veneziana presso l’ULSS 3 Serenissima ,dove si è dedicata a progetti regionali su cyberbullismo, dipendenza digitale e Peer Education , la Dott.ssa Russo ha saputo arricchire il suo bagaglio professionale con uno sguardo sempre aperto e dinamico. Oggi, rientrata nella Capitale, porta la prevenzione direttamente nei contesti di maggiore fragilità socio-sanitaria, nei centri anziani e nelle piazze.
Attraverso le sue parole, la Dott.ssa Russo ci offre una testimonianza appassionata sul valore di "seminare salute", sull'importanza dei nuovi linguaggi digitali per la divulgazione e sulla metafora dell'Assistente Sanitario come un professionista in bicicletta, sempre pronto a pedalare per "arrivare prima della malattia".
1. Potresti iniziare presentandoti e descrivendo il tuo ruolo specifico all'interno del Servizio in cui lavori?
Buongiorno a tutti, sono Francesca Tiziana Russo, sono un’Assistente Sanitaria laureata presso l’Università La Sapienza di Roma nel 2018.
Ho iniziato il mio percorso professionale all’inizio della pandemia da Covid-19, presso il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della ASL Roma 1, dove facevo parte dell’équipe anti-Covid dedicata alle scuole, occupandomi della gestione dei casi scolastici.
Successivamente ho maturato il desiderio di fare un’esperienza professionale fuori dalla mia realtà e mi sono trasferita a Venezia, dove ho lavorato per diversi anni presso l’ULSS 3 Serenissima. È stata un’esperienza molto importante, che mi ha permesso di confrontarmi con un modello di prevenzione molto strutturato e di ampliare le mie competenze professionali.
Da circa due anni sono rientrata in ASL Roma 1 e attualmente lavoro sul territorio del Distretto XIII, dove mi occupo di medicina di prossimità e promozione della salute.
Collaboro all’interno di équipe multidisciplinari alla realizzazione di interventi rivolti soprattutto a contesti caratterizzati da fragilità socio-sanitarie, lavorando nei quartieri più vulnerabili, nei centri anziani e nei centri Alzheimer, oltre a partecipare agli eventi territoriali promossi dalla ASL Roma 1, portando la prevenzione sempre più vicina ai cittadini.
2.Tra i vari progetti a cui hai lavorato, qual è quello a cui sei più affezionata e per quale motivo ti sta così a cuore?
Tra i diversi progetti a cui ho avuto la fortuna di partecipare è difficile sceglierne uno solo, perché ciascuno mi ha lasciato qualcosa. Tuttavia, se devo pensare a quello a cui sono più affezionata, direi sicuramente i progetti di promozione della salute nelle scuole.
Questa passione è nata già durante il mio percorso universitario, grazie ai tirocini presso la ASL Roma 1 e l’Istituto Spallanzani, dove ho compreso il valore dell’educazione sanitaria e della prevenzione.
Durante la mia esperienza presso l’ULSS 3 Serenissima ho avuto modo di dedicarmi molto alla promozione della salute e, in particolare, sono stata referente aziendale di un progetto regionale dedicato alla prevenzione del cyberbullismo e della dipendenza digitale.
È un progetto a cui sono particolarmente legata perché affronta un tema estremamente attuale. Credo profondamente che il digitale rappresenti una grande opportunità per i giovani, ma sia necessario accompagnarli verso un utilizzo consapevole e responsabile delle tecnologie.
Ho avuto inoltre la possibilità di lavorare molto con la Peer Education, una metodologia tra le più efficaci nella promozione della salute perché permette ai ragazzi di diventare protagonisti della propria salute.
3. Ci sono momenti particolari che ti hanno fatto amare ancora di più la tua professione?
Sì, ce ne sono davvero tanti.
Sicuramente il primo è stato il periodo della pandemia Covid-19: un’esperienza estremamente intensa dal punto di vista umano e professionale, che non dobbiamo dimenticare, ma che ha anche messo in luce il valore della prevenzione e il ruolo dell’Assistente Sanitario all’interno della sanità pubblica.
Un’altra esperienza importante è stata quella legata alla formazione: ho avuto la possibilità di condurre laboratori rivolti agli studenti di Infermieristica dell’Università di Padova, raccontando il ruolo della nostra professione e l’importanza dell’integrazione tra professionisti sanitari.
Infine porto nel cuore il lavoro con i ragazzi nelle scuole e gli incontri con i peer educator: vedere giovani che diventano promotori di salute è qualcosa che lascia davvero il segno.
Anche oggi gli eventi territoriali della ASL Roma 1 rappresentano momenti preziosi perché permettono di portare la prevenzione fuori dagli ambulatori e incontrare le persone nei loro luoghi di vita.
4.Qual è l’aspetto del tuo lavoro che trovi più appassionante e gratificante?
Credo che il privilegio più grande della nostra professione sia proprio questo: avere l'opportunità di entrare nella vita delle persone in momenti diversi, seminare cultura della prevenzione e sapere che, anche se i risultati non sono sempre immediati, quel seme può fare la differenza nel tempo.
Nel mio lavoro attuale la parte che trovo più appassionante è proprio il rapporto con il territorio: avere la possibilità di andare direttamente nei luoghi dove vivono le persone, comprendere i loro bisogni, intercettare fragilità, accompagnarle verso i servizi e soprattutto parlare loro il linguaggio semplice della prevenzione.
La vera sfida non è soltanto raggiungere chi è già attento alla propria salute, ma riuscire ad arrivare anche a quelle persone che, per diverse ragioni sociali, culturali o organizzative, rischiano di rimanere più lontane dai percorsi di cura e prevenzione.
E per me è proprio questo l'aspetto più gratificante: vedere una persona che inizialmente magari era distante dai servizi, che decide di partecipare a un'iniziativa, aderisce a uno screening, si informa o semplicemente inizia a prendersi più cura di sé. Sono piccoli risultati, ma rappresentano quel seme di cui parlavo prima.
Un altro aspetto che mi appassiona molto è la comunicazione della salute attraverso gli strumenti digitali. Credo che oggi sia importante saper utilizzare nuovi linguaggi e nuovi strumenti per raggiungere la popolazione. Per questo cerco di utilizzare anche i social come occasione di divulgazione e sensibilizzazione sui temi della prevenzione e della promozione della salute.
5.Infine, quali consigli daresti a chi è interessato a intraprendere questa professione? Ci sono competenze o esperienze che ritieni fondamentali per essere un buon Assistente Sanitario?
Il consiglio che darei è sicuramente quello di non smettere mai di formarsi e mantenere sempre uno sguardo curioso.
Essere Assistenti Sanitari non significa soltanto occuparsi di un singolo ambito, come spesso nell'immaginario comune può essere la vaccinazione, che rappresenta sicuramente una parte importante del nostro lavoro, ma è una professione molto più ampia.
Aver lavorato in contesti organizzativi differenti mi ha insegnato quanto sia importante uscire dalla propria comfort zone e conoscere realtà diverse. Per questo ai giovani colleghi direi di avere il coraggio di esplorare, di approfondire e di non rimanere ancorati a ciò che già conoscono. Le opportunità per un Assistente Sanitario sono tante e spesso bisogna avere il coraggio di cercarle.
Mi piace pensare agli Assistenti Sanitari come persone in sella a una bicicletta, che cercano di arrivare prima della malattia. Per farlo però bisogna avere cura di quella bicicletta: bisogna continuare a formare le proprie competenze, mantenere viva la passione e continuare a pedalare, perché la strada della prevenzione è lunga, ma può portarci molto lontano per costruire una sanità pubblica sempre più vicina alle persone.
