Giornata Mondiale della Terapia Occupazionale 2026: la partecipazione conta, anche dopo la riabilitazione

Giornata Mondiale della Terapia Occupazionale 2026: la partecipazione conta, anche dopo la riabilitazione

Roma, 27 ottobre 2026 – In occasione della Giornata Mondiale della Terapia Occupazionale, che ricorre il 27 ottobre, la World Federation of Occupational Therapists (WFOT) lancia il tema "Participation matters – La partecipazione conta". Che cosa riesce a fare una persona durante una valutazione, in un setting protetto, è solo una parte della risposta; l'altra è se riesce a fare ciò che conta per lei nella vita di tutti i giorni: lavorare, studiare, giocare, prendersi cura di sé e degli altri. "Recuperare una funzione non basta se non torna a essere vita vissuta", sottolinea la Commissione d'Albo dei Terapisti Occupazionali dell'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia.

Persona, attività, ambiente

Per la Terapia Occupazionale la partecipazione nasce dall'incontro tra ciò che la persona sa fare, ciò che desidera o deve fare e il contesto in cui vive. Per questo la difficoltà non è sempre "dentro" la persona: una casa inaccessibile, un luogo di lavoro rigido, una scuola non inclusiva o un ausilio mancante possono trasformare una capacità presente in una limitazione concreta. "Un movimento che riesce in ambulatorio non ci dice ancora se quella persona riuscirà a prepararsi un pasto, a tornare al lavoro o a occuparsi dei propri figli", spiega la Presidente della Commissione d'Albo, la Dott.ssa Luigia Fioramonti. "Per questo non possiamo attribuire alla persona la responsabilità della difficoltà che incontra: dobbiamo guardare anche al contesto in cui vive".

E partecipare significa cose diverse per persone diverse: per un bambino può essere giocare con i compagni, per un adulto tornare al lavoro, per un anziano continuare a vivere a casa propria: "Si parte dalle occupazioni, dai ruoli e dai desideri di ciascuno, non soltanto dalla diagnosi" aggiunge Fioramonti..

Le sfide di oggi

Il tema scelto dalla WFOT incrocia alcune delle questioni più urgenti per la salute e il welfare del nostro Paese.

La prima è l'invecchiamento. Secondo l'Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 sono 14,8 milioni, un quarto dei residenti, e gli over 85 superano i 2,5 milioni; già nel 2025 l'Italia aveva la quota di anziani più alta dell'Unione europea. Le famiglie composte da una sola persona sono ormai il 37,1% del totale. Il modello di assistenza territoriale previsto dal DM 77/2022, con Case della Comunità e cure domiciliari, punta a portare le cure più vicino ai luoghi di vita e rende sempre più centrale il ruolo dei servizi di prossimità e del domicilio. Il Terapista Occupazionale lavora proprio qui: sulla prevenzione delle cadute, sull'adattamento degli spazi, sull'uso degli ausili, sul sostegno ai caregiver. "Restare a casa propria non dipende solo dalla salute di una persona", osserva Fioramonti, "ma da quanto la casa e la rete intorno a lei rendono possibile farlo ogni giorno".

La seconda riguarda il modo di costruire i percorsi di cura. La riforma della disabilità (D.Lgs. 62/2024) introduce la valutazione multidimensionale, che legge il funzionamento della persona nei suoi contesti di vita, tra ostacoli e facilitatori, e il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato: obiettivi definiti insieme alla persona, a partire dai suoi desideri e dalle sue aspettative. La sperimentazione è attiva dal 1° marzo 2026 anche nella provincia di Roma, e la riforma entrerà a regime in tutta Italia dal 1° gennaio 2027. "È un modo di lavorare che la nostra professione pratica da sempre", sottolinea la Presidente. "Ora serve che i servizi abbiano le competenze e le risorse per renderlo possibile davvero, non solo sulla carta".

C'è poi la tecnologia. Domotica, telemedicina, strumenti di intelligenza artificiale e ausili digitali possono ampliare l'autonomia, ma solo se sono accessibili, comprensibili e scelti insieme a chi li userà. "La tecnologia non è mai neutra", avverte Fioramonti. "Se è adatta alla persona diventa un ponte, altrimenti è una barriera in più, soprattutto per chi è più fragile o meno abituato al digitale".

Infine il benessere mentale e il lavoro. Dal disagio psicologico di adolescenti e giovani adulti al rientro al lavoro dopo una malattia o un infortunio, fino al carico di chi assiste un familiare, ciò che incide sulla salute è spesso la perdita di routine, ruoli e attività significative. È un terreno su cui la Terapia Occupazionale ha strumenti specifici, ancora poco valorizzati nei servizi.

Un esito da misurare

Resta aperta una questione di sistema: l'accesso alla Terapia Occupazionale è omogeneo sul territorio? La professione è presente in tutti i setting assistenziali? C'è continuità tra ospedale, territorio e domicilio? "Una persona può concludere con successo un percorso riabilitativo e poi scontrarsi con ostacoli che le impediscono di tornare alla vita di prima", afferma Fioramonti. "Se riconosciamo che la partecipazione è parte integrante del benessere, dobbiamo costruire servizi in cui sia un obiettivo concretamente perseguibile e misurabile".

Perché, conclude la Presidente, "le occupazioni quotidiane non sono semplici attività da svolgere: sono ciò attraverso cui le persone esprimono chi sono, costruiscono relazioni e mantengono il proprio ruolo nella famiglia e nella comunità".

Fonte dei dati demografici: Istat, Indicatori demografici – Anno 2025, 31 marzo 2026.