Dalla stimolazione magnetica transcranica (TMS) alla stimolazione a correnti dirette (tDCS), fino alle nuove metodiche combinate con l’elettroencefalogramma ad alta densità, la neurostimolazione apre oggi prospettive terapeutiche e riabilitativeche fino a pochi anni fa sembravano impensabili per i progetti di cura.

Stimolare il cervello per curare. È questa la nuova frontiera che la neurofisiopatologia sta esplorando grazie alle tecniche di neurostimolazione, strumenti in grado di modulare l’attività cerebrale in modo non invasivo, con applicazioni che spaziano dalle malattie neurodegenerative ai disturbi psichiatrici, fino alla riabilitazione post-ictus. Il tema è stato al centro dell’evento “La neurostimolazione: nuove sfide e opportunità per il tecnico di neurofisiopatologia”, promosso dalla Commissione di Albo dei Tecnici di Neurofisiopatologia di Roma e provincia, si è discusso di come il progresso scientifico e tecnologico stia ridefinendo i confini della professione. Claudia Parisi, presidente della Commissione di Albo e responsabile scientifico dell’evento, ha sottolineato come questi strumenti stiano trasformando i percorsi diagnostico-terapeutici in ambito neurologico e psichiatrico. “Le tecniche di neurostimolazione permettono di modulare l’attività cerebrale con applicazioni che spaziano dalla riabilitazione post-ictus alle patologie neurodegenerative – ha spiegato –. In questo scenario, il tecnico di neurofisiopatologia assume un ruolo strategico, contribuendo con competenze tecniche e scientifiche alla sicurezza e all’efficacia degli interventi”.
Le demenze come malattie dei circuiti
Nel suo intervento, Gabriella Musumeci, Tecnico di Neurofisiopatologia presso il Campus Bio Medico, ha approfondito il tema delle demenze e delle nuove prospettive offerte dagli strumenti neurofisiologici. “Per molto tempo le demenze sono state considerate il risultato di accumuli di proteine anomale nel cervello – ha spiegato –. Oggi sappiamo che si tratta di malattie dei circuiti, che alterano l’intera rete di connessioni cerebrali”. Attraverso tecniche come la stimolazione magnetica transcranica è possibile “dialogare” con il cervello in tempo reale e comprendere se i sistemi che regolano memoria, attenzione e comportamento funzionano correttamente o sono già in sofferenza. “Questi strumenti – ha aggiunto Musumeci – permettono di individuare precocemente i diversi tipi di demenza, monitorarne l’evoluzione e, grazie alle tecniche di neuromodulazione, aprire nuove prospettive terapeutiche. Sono poco invasivi, accessibili e integrabili con altre metodiche diagnostiche, rendendo il percorso di cura più personalizzato”.
Neurostimolazione e glaucoma: una nuova possibilità terapeutica
Tra le applicazioni più innovative illustrate durante l’evento, quella presentata da Sharon Delicati, Tecnico di Neurofisiopatologia presso il policlinico Gemelli di Roma, riguarda l’uso della stimolazione elettrica nei pazienti con glaucoma. “È una patologia neurodegenerativa molto diffusa, per la quale non esiste ancora una terapia efficace – ha spiegato la specialista della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS –. La stimolazione elettrica transcranica permette di riabilitare la visione dei pazienti ipovedenti, migliorando la nitidezza e la percezione della luce, e al tempo stesso rallenta la progressione della malattia”. Il Gemelli è attualmente l’unico centro in Italia ad applicare questa metodica, che – precisa Delicati – “non è invasiva e ha una duplice funzione: proteggere i nervi ottici e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Il nostro obiettivo è far sì che questo tipo di trattamento possa essere riconosciuto e reso accessibile a tutti attraverso il Servizio sanitario nazionale”.
L’evoluzione della PAS
Particolare interesse ha suscitato anche l'intervento di Alessia d'Acunto, tecnico di neurofisiopatologia presso la neuropsichiatria infantile del Policlinico Tor Vergata di Roma Che ha affrontato un tema di grande attualità: i meccanismi della Paired Associative Stimulation (PAS), le sue applicazioni riabilitative e come l’evoluzione negli ultimi anni delle tecniche PAS, ha aperto le strade per il recupero motorio di pazienti neurologici con danni post ictus e midollari, ma anche nel miglioramento clinico di alcuni disturbi psichiatrici.
Alla ricerca di nuovi biomarcatori
L’intervento del dottor Federico Carparelli, del laboratorio di neurofisiologia dell’Università di Tor Vergata, ha illustrato i risultati delle ricerche condotte sul ruolo della teta burst stimulation e dell’HD-EEG nella valutazione della plasticità cerebrale. “Queste metodiche – ha spiegato – permettono di comprendere come il cervello si connette e si adatta, e rappresentano un passo avanti nella ricerca di biomarcatori neurofisiologici utili a individuare precocemente le disfunzioni”. L’obiettivo, sottolinea Carparelli, “è rendere la neuromodulazione una risorsa applicabile anche a livello ambulatoriale, accanto alla terapia farmacologica, per migliorare la qualità di vita dei pazienti con patologie neurologiche e psichiatriche”.
TMS-EG, il nuovo strumento per mappare la connettività cerebrale
A chiudere il focus sulle metodiche innovative, Matteo Ferraresi, tecnico di neurofisiopatologia e ricercatore presso il laboratorio di neuropsicofisiologia sperimentale dell’IRS Fondazione Santa Lucia di Roma, ha presentato il TMSE-G, una tecnica combinata che consente di ottenere informazioni sulla connettività funzionale del cervello in modo causale e temporale. “Simulando una regione cerebrale – spiega Ferraresi – possiamo osservare le risposte elettriche generate dall’impulso TMS sia nella regione direttamente stimolata sia in altre aree connesse. È fondamentale scegliere apparecchiature EEG compatibili con lo stimolo TMS, in modo da registrare segnali quanto più puliti possibile evitando saturazioni degli amplificatori”. Il TMS-EG fornisce una misura non invasiva dell’eccitabilità e della connettività cerebrale, offrendo dati su fenomeni corticali di inibizione ed eccitazione, attività oscillatoria e reattività delle diverse aree cerebrali, tramite lo studio dei TEAP (potenziali evocati da TMS). “Queste misure – continua Ferraresi – permettono di monitorare nel tempo eventuali alterazioni patologiche, variazioni di plasticità o modifiche indotte da terapie farmacologiche o di neuromodulazione, come cicli di rTMS. Possono inoltre costituire marker neurofisiologici dell’eccitabilità e della connettività di qualsiasi area cerebrale, offrendo nuovi strumenti per lo studio di patologie complesse come la malattia di Alzheimer”.
“Conosci la neurostimolazione?”
Tra i contributi finali della giornata, Angela Meloni, consigliere della CdA TNFP di Roma e provincia e Tecnico di Neurofisiopatologia presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, ha presentato i risultati della survey “Conosci la neurostimolazione?”, promossa dalla CdA in collaborazione con il gruppo dei relatori e diffusa inizialmente sul territorio laziale, poi a livello nazionale anche grazie al supporto dell’Associazione tecnico-scientifica (AITN). L’indagine ha avuto l’obiettivo di esplorare il livello di conoscenza, la diffusione delle pratiche e la percezione del ruolo del TNFP nell’ambito della neuromodulazione. I dati raccolti hanno fornito spunti di riflessione significativi, evidenziando una crescente attenzione verso le tecniche di neurostimolazione e, al contempo, la necessità di potenziare la formazione universitaria e la pratica sul campo in questo settore in rapida evoluzione. Come sottolineato da Meloni, “il TNFP è chiamato ad acquisire competenze sempre più specifiche e aggiornate, in un ambito che richiede conoscenze tecniche, neurofisiologiche e deontologiche integrate. Investire nella formazione di base e continua significa rafforzare la qualità e la sicurezza delle procedure, garantendo un contributo sempre più qualificato ai percorsi di cura multidisciplinari”.
La crescita della professione
L’iniziativa è stata anche un momento di riflessione sul futuro del tecnico di neurofisiopatologia, come ha evidenziato Alessia Da Ros, vicepresidente della Commissione di Albo di Roma e provincia. “Il tema della neurostimolazione rappresenta un’evoluzione naturale della nostra professione – ha dichiarato –. Non riguarda solo la diagnostica, ma entra pienamente nell’ambito riabilitativo e terapeutico. È un segno del progresso scientifico e tecnologico che ci coinvolge direttamente e che ci spinge a formarci continuamente”. Da Ros ha poi sottolineato l’importanza di eventi come quello del 27 settembre “non solo come occasione di aggiornamento, ma anche di stimolo e confronto, per aprire la strada a nuove opportunità di lavoro e di sviluppo professionale”.
Conclusioni
La neurostimolazione rappresenta oggi una delle frontiere più promettenti delle neuroscienze applicate. Dalla ricerca alla clinica, le esperienze presentate nel corso dell’evento romano dimostrano come l’integrazione tra tecnologia e competenza professionale stia ridisegnando il ruolo del tecnico di neurofisiopatologia: non più solo interprete dei segnali cerebrali, ma protagonista attivo nei processi di cura, in un approccio sempre più personalizzato e multidisciplinare.