A Roma tre anni di esperienza del Caffè Alzheimer al Nuovo Regina Margherita. La presidente della Cda dei Terapisti Occupazionali di Roma e provincia Luigia Fioramonti: "Non basta prendersi cura della malattia, bisogna sostenere la persona nelle attività quotidiane e nelle relazioni"

Un luogo informale in cui incontrarsi, parlare, condividere esperienze e ricevere informazioni, ma soprattutto uno spazio di sostegno per le persone con demenza e per le loro famiglie. È questo il significato del Caffè Alzheimer, un modello di intervento nato per offrire un punto di riferimento al di fuori dei tradizionali percorsi sanitari e assistenziali e favorire l'incontro tra professionisti, persone con demenza, caregiver, volontari e realtà del territorio. Il tema è stato al centro dell'incontro "Tre anni di Caffè Alzheimer al Nuovo Regina Margherita: la Geriatria come ponte tra Ospedale e Territorio", che si è svolto a Roma, nella Sala di Rappresentanza del Presidio Nuovo Regina Margherita. L'iniziativa, promossa nell'ambito della collaborazione tra ASL Roma 1, Comune di Roma, società civile e Terzo settore, ha rappresentato un momento di confronto sull'esperienza maturata negli ultimi tre anni e sulle prospettive future dei Caffè Alzheimer.
Un luogo di incontro e di sostegno
Il Caffè Alzheimer non è quindi semplicemente un servizio rivolto alla persona con demenza. È uno spazio nel quale la malattia può essere affrontata attraverso una dimensione di socialità, relazione e partecipazione, aiutando anche i familiari a non sentirsi soli nella gestione della quotidianità. L'obiettivo è creare una rete intorno alla persona, mettendo in comunicazione i diversi servizi e le professionalità che possono contribuire alla qualità della vita. Proprio per questo il modello si colloca idealmente nel punto di incontro tra ospedale, servizi territoriali, centri diurni, associazioni, volontariato e Terzo settore. Durante l'incontro sono state presentate anche le esperienze maturate dal Caffè Alzheimer del Nuovo Regina Margherita, con testimonianze dei volontari, dei caregiver e dei ragazzi del Servizio Civile Universale, oltre a un confronto tra le associazioni che partecipano alla rete dei Caffè Alzheimer di Roma.
Il ruolo del terapista occupazionale
All'interno di questa rete assume un ruolo particolarmente importante il terapista occupazionale, professionista che interviene per sostenere la persona nelle attività che compongono la sua vita quotidiana, adattando attività, ambiente e modalità di partecipazione alle capacità e ai bisogni individuali. Nel Caffè Alzheimer il suo contributo può tradursi nella progettazione e conduzione di attività significative, nella valutazione delle difficoltà che la persona incontra nella quotidianità e nell'individuazione di strategie per mantenere il più a lungo possibile autonomia, partecipazione e senso di efficacia personale. Un lavoro che coinvolge anche il caregiver, fornendo indicazioni utili per rendere più sostenibili le attività quotidiane e la relazione con la persona con demenza. Non si tratta, dunque, soltanto di "fare attività", ma di utilizzare l'occupazione e la partecipazione alle attività significative come strumenti di cura, mantenendo al centro la storia, le abitudini, le preferenze e le capacità residue della persona. "Il Caffè Alzheimer rappresenta un esempio concreto di come la presa in carico della persona con demenza debba uscire dai soli confini sanitari e diventare una responsabilità condivisa dalla comunità. In questo modello il terapista occupazionale può dare un contributo fondamentale, perché porta uno sguardo specifico sulla vita quotidiana: sulle attività che la persona continua a svolgere, su quelle che diventano più difficili e sulle strategie che possono permetterle di mantenere autonomia, partecipazione e dignità. La nostra presenza significa aiutare la persona a continuare a essere protagonista della propria vita, nonostante la malattia, e sostenere al tempo stesso la famiglia nel percorso di cura", sottolinea Luigia Fioramonti, presidente della Commissione d'Albo dei Terapisti Occupazionali dell'Ordine TSRM e PSTRP di Roma e provincia.
Dalla cura della malattia alla cura della persona
L'esperienza dei Caffè Alzheimer mostra così l'importanza di un approccio che non si limiti alla dimensione clinica della demenza, ma consideri anche le sue conseguenze sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sulla partecipazione sociale. È proprio su questo terreno che il terapista occupazionale può rappresentare un elemento di connessione tra servizi sanitari, sociali, famiglia e comunità, contribuendo a costruire interventi personalizzati e orientati alla qualità della vita. L'incontro al Nuovo Regina Margherita ha offerto, in questa prospettiva, l'occasione per fare il punto su un'esperienza che in tre anni ha costruito una rete tra ospedale e territorio e per riflettere sulle nuove progettualità dedicate agli anziani e alle persone con demenza. Tra i temi affrontati anche il rapporto tra Caffè Alzheimer e centri diurni, i nuovi servizi territoriali e il ruolo delle associazioni nella costruzione di una rete di prossimità.